mercoledì 13 dicembre 2017

Perché hai scelto il Servizio Civile? La testimonianza di Marta

Ricordo il primo spot  visto in tv sul servizio civile, vedevo ragazzi e ragazze che lavoravano insieme e si occupavano di persone che erano in difficoltà, ero ancora piccola e non mi rendevo conto pienamente di cosa voleva dire essere un civilista, avevo intuito solo una cosa, quei ragazzi erano lì per servire gli altri.

Tutto ciò è rimasto dentro di me sepolto in qualche angolo della mia coscienza, quasi dimenticato, fino a quando, un amico di famiglia, mi suggerì di presentare la domanda diversi anni dopo.

In questi anni ho fatto diverse esperienze di volontariato che mi hanno segnato profondamente e che poi, purtroppo, per diversi motivi ho dovuto abbandonare; questo, mi ha lasciato il desiderio di dedicare un periodo della mia vita a un’esperienza di servizio ma allo stesso tempo era un momento in cui cercavo di capire che indirizzo dare alla mia vita e ai miei studi.
Qui è tornato in gioco il servizio civile, scegliere il progetto non è stato affatto facile, estero o Italia? cooperazione o beni culturali? Ho colto l’occasione per lavorare su me stessa, per mettermi in discussione e capire che direzione far prendere alla mia vita.
Alla fine sono approdata in Avaz, rimarrò in Italia a Roma.  

Sarà sicuramente un’opportunità: per mettermi in gioco, per crescere, per entrare nel mondo del lavoro e della cooperazione internazionale.
Probabilmente, come quando vidi quello spot in tv, non ho ancora capito pienamente cosa significa essere un civilista e non ho ancora realizzato quanto quest’anno potrà aiutarmi a crescere, posso solo immaginare, ma non voglio crearmi troppe aspettative, voglio vivere il mio servizio giorno per giorno, godermi ogni momento e vivere ogni difficoltà e gioia.
Mi sento pronta, gasata, emozionata. Durante la formazione generale sentivo l’entusiasmo  crescere ogni giorno di più come poche volte ho provato in vita mia.

Marta Chionchio
Volontaria in Servizio Civile 

Ecco perché Anna ha scelto il Servizio Civile

A Marzo 2015 ho iniziato a lavorare in un centro accoglienza per richiedenti asilo a Milano, dove sono stata a contatto con ragazzi di diverse nazionalità africane. Più i giorni passavano, più mi rendevo conto di come alcune loro idee e alcuni loro comportamenti erano davvero difficili da “decifrare” e quindi comprendere secondo le nostre categorie “occidentali”. Tutto ciò portava a incomprensioni e conflitti, che erano invece facilmente risolvibili quando ci si fermava a ragionare, uscendo dai quei preconcetti costruiti secondo la nostra cultura.

Da qui nasce quindi la voglia di immergermi io stessa in un paese a me sconosciuto da ogni punto di vista, per due motivazioni in particolare: innanzitutto per fare un’esperienza che mi desse la possibilità di conoscere più da vicino una di quelle culture con cui quotidianamente ero in contatto grazie al mio lavoro. In secondo luogo, ma non meno importante, per provare cosa vuol dire essere straniera, trovarsi catapultata in un paese così lontano geograficamente e culturalmente dal mio, un paese di cui so solo quelle poche informazioni reperibili sul web (e chissà se poi corrispondono alla realtà). 
Per la prima volta sarò io a dovermi adeguare a usi, costumi, linguaggi altrui. Credo che, per chi come me vuole lavorare nell’ambito delle migrazioni, sia indispensabile fare esperienza di quelle sensazioni di spaesamento e frustrazione iniziali, tipiche delle situazioni di emigrazione.

A tutte queste belle e ragionevoli motivazioni, si aggiunge quella che io definisco “vocazione”, un qualcosa dentro di me che mi dice “Vai!”, una forza inspiegabile che mi spinge a prendere decisioni come questa: “Mollo tutto e faccio un anno di servizio civile in Camerun”, una decisione pazza e irresponsabile per la maggior parte dei miei amici e famigliari, l’unica decisione di buon senso che, a mio avviso, potevo prendere in questo momento della mia vita.
Non ci sono motivazioni comprensibili alla ratio umana, ma solo una spinta interiore impossibile da spiegare con le parole.


Anna Franzoni
Volontaria in Servizio Civile in Camerun 

Perché hai scelto il Servizio Civile? La testimonianza di Francesca

Due anni fa non avrei mai immaginato di scrivere un articolo per spiegare il motivo che mi ha spinto a scegliere di fare un anno di Servizio Civile all’estero, in Africa.
Eppure, negli ultimi mesi, è stato un interrogativo che mi è stato posto numerose volte. Prima da parenti e amici, con un tono di interdizione e curiosità, ma anche da colleghi civilisti che come me stanno per partire. Anch’io per prima me lo sono domandata e me lo domando spesso.
Ogni volta mi do una risposta diversa. Non perché io non sia sicura della mia scelta, bensì perché le motivazioni sono molteplici e oltretutto sono mutate con il tempo.

Se all’inizio la spinta principale è nata dalla voglia e dal bisogno di mettermi in gioco in un’esperienza totalmente nuova, adesso ho capito che ciò che mi smuove è molto più profondo e che mi sto imbarcando in un’avventura che potrebbe cambiarmi la vita. Anzi, che sicuramente, comunque vada, mi cambierà la vita.  
Sono certa che sarà un anno ricco di emozioni forti e spero che mi aiuti a crescere e a capire se il mondo della cooperazione internazionale è quello giusto per il mio futuro.


Soprattutto ho scelto il Servizio Civile non per me, ma per gli altri.
Perché credo nei valori di Pace, Solidarietà e Libertà. Sono fiera di far parte di questo gruppo di giovani civilisti che, come me, si sono fatti ambasciatori di questi principi, senza paura di affermare di essere Cittadini del Mondo.

Francesca Bucaletti
Volontaria in Servizio Civile in Camerun